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Ultranatura . Re delle Aringhe

Allestimento per il progetto:

ULTRANATURA
RE DELLE ARINGHE (MASSIMILIANO AMATI)

23 SETTEMBRE/14 OTTOBRE 2017

UltraNatura, realizzata in seno alla Galleria 291, che ha ospitato, prodotto e collaborato all’intera fase gestionale della serie, rappresenta il primo lavoro interamente calcografico di Massimiliano Amati, che l’arte trasfigura in Re delle Aringhe. L’artista affronta così una nuova esperienza formativa e una nuova dimensione artistica. Questa serie è un “mondo” non più di figure umane o animali, ma tratte appunto da una dimensione cosmica, in cui all’immanenza del gesto si lega l’evoluzione dell’idea. Concettualmente la natura rappresenta un dato autobiografico trasfigurato: qui è stata interiorizzata, fagocitata e poi tramutata in segno, rappresentando una forma di catarsi attraverso l’arte. L’amore per la natura, coltivata fin dall’infanzia, da adulto non ripropone la stigmatizzazione dei diversi regni, andando oltre i limiti, gli ambiti e le definizioni. Basti pensare a come da secoli la sezione aurea, ideale di bellezza e di armonia da ricercare e ricreare nell’ambiente antropico, abbia suscitato l’ipotesi dell’esistenza di un rapporto concatenante tra microcosmo e macrocosmo, tra la natura e l’universo. Questo rapporto tra il tutto e la parte, tra la parte più grande e quella più piccola, che si ripete all’infinito attraverso infinite suddivisioni, si sottende concettualmente ad UltraNatura. Solo agendo sul piccolo si può raggiungere la padronanza del tutto: dalla grandezza ergonomica si passa ad nuova visione, rivelata dalla minuziosa e microscopica osservazione del lavoro di incisione, che permette di indugiare oltre il limite -presunto – con segni infiniti. Un lavoro essenzialmente imperniato su diversi punti di vista. Lo stesso ricorso al formato quadrato permette di sfruttare diverse prospettive ruotando le singole lastre di rame (6×6 cm): ancora una volta un ritorno al dinamismo di visione, quale riflesso della mutevolezza che contraddistingue il pensiero, quanto le quotidiane attività umane. Un’operazione calcografica di rara entità, sviluppata a partire da 120 matrici differenti e realizzata interamente ad acquaforte. Circoscritta in questo contesto, tecnicamente la matrice è il filtro indiretto dell’opera compiuta, un mezzo attraverso cui esercitare il potere del segno, lavorando al dettaglio. Ciò che formalmente può apparire come un lavoro metodico e certosino non rappresenta qui un qualcosa di sterile: il segno è più che mai autentico. Il segno diventa quindi espressione di legami e fusioni, di tensioni e rotture, che vengono cristallizzate nell’incisione e nella metamorfosi di singolari figure “organiche”. In quest’ottica l’opera d’arte è prodotta da un’esperienza formale intrinsecamente connessa ad una dimensione narrativa: la dinamicità delle immagini è quindi la risultante degli stadi di sovrapposizione tra le elaborazioni inconsce e la ricognizione nella realtà. C’è in questa espressione concettuale una forte influenza del pensiero dell’architetto espressionista Hermann Finsterlin. All’intera serie va sotteso un racconto minimalista, narrato dal segno impresso nero su bianco. C’è quindi il recondito progetto di un racconto di gesti-azioni dalla forma organica, divenuto poi materiale dell’omonimo libro. Le immagini di UltraNatura sono in realtà tutte collegate tra loro, come una concatenazione di pensieri, emozioni, azioni: vi sono dicotomie, rifrazioni e riflessioni nell’immagine in cui il segno ha inciso un preciso stato in divenire, seguito e preceduto da un altro. Anche questa scelta rappresenta un ritorno concettuale al dinamismo, al continuo divenire esistenziale che dà l’imprinting all’immagine nella sua evoluzione e che è in sé evoluzione del racconto, non riconducibile ad un percorso lineare. Laddove lo “spettatore/lettore” è libero di sovvertire l’ordine e la configurazione stessa delle immagini, che vanno a comporre il libro, cambia anche il tipo di azione di “lettura dell’immagine”, che da passiva diviene attiva. In sintesi l’opera d’arte sarebbe qualcosa che è in attesa di esprimersi, ma che una volta affiorata può essere soggetta a continue riconsiderazioni e rifigurazioni.

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